L'editoriale di Don Giuseppe Mattana dall'ultimo numero stampato di "Su Pàtiu", il n. 27 del Marzo 2015 (archivio su Pàtiu)
Come chiesa pasquale si è chiamati ad essere testimoni di speranza con i gesti e la parola
La celebrazione annuale della Pasqua ci aiuta a riscoprire la nostra nascita come comunità cristiana e la nostra identità di credenti. Da Gesù Cristo innalzato sulla croce, morto e risorto al terzo giorno è nata la Chiesa.
“Innalzato sulla croce, nel suo amore senza limiti donò la vita per noi, e dalla ferita del suo fianco effuse sangue e acqua, simbolo dei sacramenti della Chiesa, perché tutti gli uomini, attirati al Cuore del Salvatore, attingessero con gioia alla fonte perenne della salvezza” (Prefazio Sacratissimo Cuore di Gesù). Dopo la Pentecoste, fortificata dal dono dello Spirito, la prima comunità cristiana si riuniva ogni settimana per celebrare la Pasqua. Il frutto della Pasqua è, precisamente , lo spirito di comunione.
La Pentecoste genera nei discepoli un solo cuore e una sola anima (At 4,32). L’immagine della comunità delle origini, nata dalla Pasqua di Gesù è questa: “Essi erano assidui alla predicazione degli apostoli, alle riunioni comuni, alla frazione del pane e alle preghiere” (At 2,42). Sono le note fondamentali di ogni comunità cristiana, la sorgente a cui attingere in ogni tempo. Da qui l’esigenza di recuperare i tratti salienti della nostra identità e dell’appartenenza a una comunità, la cui storia, le cui tradizioni, la cui cultura, affondano le radici nell’evento pasquale. Dando uno sguardo intorno a noi ci si accorge che una mentalità e uno stile pagano, cioè non cristiano, si è abbondantemente diffuso. In modo particolare è l’istituto della famiglia che è stato messo in crisi con il diffondersi di modelli e di visioni culturali estranei al nostro patrimonio e quando la famiglia perde la sua identità è la comunità nel suo insieme che viene snaturata.
Nel suo viaggio nelle Filippine Papa Francesco ha ricordato con chiarezza il tentativo arrogante e continuo di colonizzazione culturale e ideologica che cerca di distruggere la famiglia, derubando i popoli della loro identità. C’è un capovolgimento dei valori dove l’effimero viene anteposto all’essenziale, dove il valore della vita, in tutte le sue espressioni, viene conculcato, dove la stessa legge naturale viene messa in discussione.
La Pasqua ci invita a riscoprire il vero umanesimo, cioè quello che veramente conta per ogni uomo. Come Chiesa pasquale si è chiamati a essere testimoni di speranza con i gesti e la parola. “Ma la parola si genera nel silenzio, nell’attiva profondità della contemplazione. Una Chiesa pasquale presuppone l’Eucaristia che è donazione, servizio e morte. Nella pienezza del silenzio e nel cuore della croce nascerà la Chiesa della Pasqua”. Una chiesa in missione, sorretta dalla preghiera, che sperimenta la sofferenza, che “soffre con chi soffre, si apre alla fraternità responsabile, si getta con coraggio nelle sfide del presente”, che si sente invasa dallo Spirito per rendere testimonianza della risurrezione “fino agli estremi confini della terra” (At 1,8).
A tutta la Comunità, amche a nome di don Puddu, i più cordiali auguri di Buona Pasqua.
Don Giuseppe Mattana
